Tuesday, March 5, 2019

Campi elettromagnetici generati dalle ricetrasmittenti portatili PMR


Riassunto


I dispositivi palmari PMR-446 (Personal Mobile Radio) sono dei ricetrasmettitori portatili (“walkie-talkie”) operanti nella gamma UHF dei 446 Mhz. I ricetrasmettitori PMR generano campi elettromagnetici che alla distanza di utilizzo in trasmissione possono eccedere i valori protezionistici stabiliti dalla legislazione Italiana vigente relativa alla esposizione della popolazione ai CEM.

Durante l'uso l'antenna di un ricetrasmettitore palmare è tenuta a pochissimi centimetri dalla testa dell'utilizzatore, tipicamente in posizione frontale.

Il loro uso, sopratutto da parte di bambini e ragazzi che lo considerano un giocattolo, deve quindi essere guidato da consapevolezza e cautela.



fonte: bibl [1])



I dispositivi PM-446

I dispositivi PMR-446 (Personal Mobile Radio) sono degli appartai radio di trasmissione e ricezione portatili di basso costo e di libera vendita che operano nella gamma UHF (Ultra High Frequencies) dei 446 Mhz, dispongono di otto canali e di una potenza in antenna di 500 mW. Sono utilizzabili senza licenza in Italia e in molti altri paesi dell'Unione Europea.

Dato il loro costo contenuto, hanno trovato larga diffusione e sono reperibili in molti punti vendita della grande distribuzione.



Campo elettromagnetico generato da un antenna

Il campo elettrico generato da una antenna radio si attenua con la distanza in modo non lineare.



Fig. 1 – L'andamento del campo elettrico
generato da un antenna con una potenza di 0,5 W




Dalla formula di propagazione in campo libero e in regione radiativa (campo lontano) si ricava che con una potenza do 0,5 W e una antenna isotropica il campo elettrico a 4 metri di distanza è di circa 1 V/m, supera i 6 V/m ad una distanza inferiore a 60 cm e supera i 20 V/m a distanze inferiori a 20cm. Tali valori sono sostanzialmente in accordo con i valori effettivamente misurati con strumentazione professionale certificata e calibrata (PMM/Narda).



Misure strumentali

Durante il presente studio sono state eseguite misurazioni con l'utilizzo di attrezzature professionali certificate e calibrate. Nel corso dei test si è utilizzata la seguente strumentazione:

  • sonda di campo elettrico Narda/PMM EP330 operante nella gamma di frequenze 100kHz-3Ghz
  • misuratore Narda/PMM 8053
  • optical repeater Narda/PMM OR-3
  • software di acquisizione Narda/PMM Winor3 Series v2.00



Le misure strumentali confermano sostanzialmente le previsioni teoriche: ad una distanza di circa 60 cm si rilevano valori di campo di circa 6 V/m e ad una distanza di 20 cm il valore sale a circa 20 V/m.


 
Fig. 2 -A distanze inferiori a 20 cm il campo elettromagnetico generato dal dispositivo PMR446 in trasmissione supera il limite di esposizione umana secondo la Legge n 36/2001 (il valore di campo elettrico indicato dallo strumento è di 22,16 V/m)

Limiti previsti da leggi e normative

La legge quadro n.36 del 2001 relativa alla esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici ha fissato tre soglie: limite di esposizione, valore di attenzione e obiettivo di qualità.

Il successivo decreto attuativo DPCM 8/07/2003 (Appendice 1) ha poi fissato i seguenti tre limiti per i campi elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100kHz e 300Ghz:



limite di esposizione
20 V/m(*)
valore d'attenzione
6 V/m
obiettivo di qualità
6 V/m


 (*) limite di esposizione per i c.e.m. a frequenze comprese tra 3 Mhz e 3Ghz.Per quelle tra 100kHz e 3Mhz il limite è 60 V/m; per quelle oltre 3GHz e fino a 300 Ghz il limite è 40V/m.


Per quanto riguarda l'utilizzo in ambiente lavorativo, si devono applicare i limiti della direttiva europea 2013/35/UE assai meno restrittivi in quanto tutelano il lavoratore dai soli effetti acuti delle radiazioni elettromagnetiche.


Conclusioni

Il campo elettromagnetico generato da un dispositivo PMR-446 in trasmissione supera il valore di attenzione previsto dalla legge quadro n.36/2001 ad una distanza di 60 cm. Ad una distanza inferiore, come quella di normale utilizzo, il campo può addirittura eccedere il limite di esposizione. Si raccomanda cautela nell'utilizzo soprattutto da parte di bambini e adolescenti che spesso lo impiegano come un giocattolo.



Bibliografia e riferimenti normativi

1. Guida non vincolante di buone prassi per l'attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici, Commissione Europea, DG occupazione, affari sociali e inclusione, 2005.

2. Legge 22 febbraio 2001, n.36: Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici (G.U. 7 marzo 2001, n.55).



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Monday, December 17, 2018

Perchè misurare i campi elettromagnetici

Il benessere e la sicurezza nei luoghi di vita e di lavoro possono essere influenzati dagli agenti fisici presenti nell'ambiente (Rumore, Radiazioni Ottiche, Campi Elettromagnetici). Per questo è importante rilevare i livelli di inquinamento elettromagnetico presenti nei punti e negli ambienti esaminati. L’inquinamento elettromagnetico o, come spesso si dice, “elettrosmog” è rappresentato sostanzialmente dal campo elettrico e magnetico generato da apparecchiature elettriche ed elettroniche presenti all’interno dei locali o nelle vicinanze degli stessi. 

L'inquinamento elettromagnetico in ambito domestico e sui luoghi di lavoro è formato da due componenti fondamentali:
- Campi a bassa frequenza (ELF, Extremely Low Frequencies) generati dalle linee elettriche, dagli elettrodomestici, dalle attrezzature d'ufficio quali fotocopiatrici, computer, stampanti;
- Campi a radiofrequenza (RF), generati da antenne trasmittenti, quali i ponti radio della telefonia cellulare e della emittenza radiotelevisiva, così come dagli stessi apparati cellulari (telefonini).

Per la misura dei campi elettromagnetici a bassa frequenza si adotta come unità di misura il Tesla, o meglio il suo sottomultiplo microTesla (abbreviato T) pari ad un milionesimo di Tesla.
Per la misura dei campi elettrici a Radiofrequenza si usa invece come unità di misura il Volt/metro (abbreviato V/m).

Nel panorama normativo italiano, la Legge Quadro n.36 del2001 e la successiva decretazione attuativa (DPCM 08/07/2003) per le radiofrequenze fissa dei valori limite per il campo elettromagnetico.

Legge Quadro 22 febbraio 2001, n. 36 e decretazione attuativa
La Camera ha approvato in via definitiva la legge quadro sui campi elettromagnetici (Legge 22 febbraio 2001, n. 36, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 7 marzo 2001).
La nuova legge quadro definisce:
  1. limiti di esposizione - valori che non possono mai essere superati.
  2. valori di attenzione - valori da non superare nei luoghi dove è prevista una permanenza per più di 4 ore (case, scuole ed altri luoghi adibiti a permanenze prolungate)
  3. obiettivi di qualità - valori elettromagnetici più restrittivi a cui si deve far riferimento per il risanamento e da conseguire per la costruzione di nuovi elettrodotti situati nei pressi di centri abitati, scuole, parchi giochi per bambini.
Limiti di campo elettromagnetico in Alta Frequenza:
Il successivo decreto attuativo DPCM 8/07/2003 (Appendice 1) ha poi fissato i seguenti tre limiti per i campi elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100kHz e 300Ghz:



limite di esposizione
20 V/m (*)
valore d'attenzione
6 V/m
obiettivo di qualità
6 V/m


(*) limite di esposizione per i c.e.m. a frequenze comprese tra 3 Mhz e 3Ghz.Per quelle tra 100kHz e 3Mhz il limite è 60 V/m; per quelle oltre 3GHz e fino a 300 Ghz il limite è 40V/m.


Limiti di campo elettromagnetico in Bassa Frequenza:
Il DPCM 8 luglio 2003 in attuazione della Legge Quadro n,36 del 2001 ha così fissato i limiti ai campi elettromagnetici generati dagli elettrodotti (linee elettriche e cabine di trasformazione):


limite di esposizione
100 microTesla
valore d'attenzione
10 microTesla
obiettivo di qualità
3 microTesla

Per sorgenti non riconducibili ad elettrodotti (linee elettriche e cabine di trasformazione MT/BT) si rimanda alla Raccomandazione CE 12 luglio 1999.



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